Pensieri per non pensare

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Non ci sono parole per descrivere il terremoto che ha svegliato l’Italia questa mattina. Tranne quelle abusate: è stata una grande paura. Sembrava non finire mai. Bisogna imparare a conviverci. Speriamo questa notte vada meglio.

C’è la vita che continua. E mai come in questi momenti, capisci la poesia della normalità.

Quella normalità che c’era questa mattina per le strade di Ancona. Al parco giochi a un passo dal mare, i bambini giocavano sulle altalene. Gli adulti rassicuravano al telefono gli amici. Lisoski mi ha fermato dicendomi che doveva dirmi una cosa buffa all’orecchio: “dopo forse torna il signor terremoto e farà cadere un lampadario“. Anche questa è la normalità da queste parti. La convivenza forzata con qualcosa che non vedi, ma c’è. Che “non si può mettere in castigo eppure è molto birbone”.  Con una paura, silenziosa, che ti accompagna giorno dopo giorno, ora dopo ora. Ricordandoti che basta un secondo e il castello di sabbia della vita, ti crolla addosso. Letteralmente.

Pensieri che nulla aggiungono al dramma di chi il terremoto l’ha avuto in casa. A chi questa notte dorme lontano dal suo nido. Pensieri scritti per esorcizzare. Forse solo per non pensare che spegnendo la luce, il signore che fa tremare i lampadari possa tornare.

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