Shakespeare e il teatro elisabettiano

In questi giorni mi sto leggendo Shakespeare in shorts un libro di Daniele Aristarco molto bello: una vulgata delle opere di Shakespeare (a proposito: chi era davvero?) per bambini, ma vi assicuro bella anche per adulti che magari tutte-tutte le opere non le hanno ancora lette.

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Lisoski mi ha già decorato qualche pagina, ma poco male: il libro è ancora più mio ora! Tra una lettura e l’altra mi è venuta voglia di riprendere in mano una vecchia scheda che avevo fatto per un manuale di scuola in cui descrivevo ai ragazzi il teatro elisabettiano: la condivido con voi, rimaneggiandola un po’

Durante il regno di Elisabetta I la cultura, come i commerci, ebbero un momento di splendore. La regina e la sua corte amavano le rappresentazioni teatrali e lei si spese in prima persona per difenderle dagli attacchi dei puritani più radicali che lo consideravano un atto immorale.

In realtà il teatro non era frequentato solo dalle classi più colte della società, ma da persone provenienti dai più diversi ceti sociali: gli storici hanno stimato che almeno il 10-15% della popolazione londinese andasse a teatro una volta alla settimana. In pratica come si faceva con il cinema fino a qualche anno fa. I posti e i prezzi erano ben distinti: un penny per la platea, due per le gallerie, tre se si voleva anche un cuscino per stare più comodi sulle panche.  Nel disegno vedete le diverse zone:

teatro-di-shakespeare

Il primo locale pubblico allestito appositamente per ospitare spettacoli teatrali fu fondato nel 1576 nella periferia nord della città dall’attore e impresario James Burbage. Era a cielo aperto e lo chiamò The theatre, il teatro. Dopo qualche anno lo smontò – era di legno – e lo rimontò sulla sponda sud del Tamigi ribattezzando il nuovo edificio a pianta esagonale The globe.

Shakespeare ne era coproprietario e divenne presto il teatro più famoso di Londra

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In genere le compagnie girovaghe che si esibivano in questi teatri, ospitavano una decina di attori, alcuni adolescenti ingaggiati per le parti femminili e musicisti e salariati che si occupavano degli allestimenti. Si iniziava a lavorare di mattino e si mangiava presto, verso le 11 perché alle due di pomeriggio si andava in scena.

Lo spazio scenico era inizialmente all’aperto ed era simile a un’arena: risentiva nella sua costruzione della forma dei cortili delle locande in cui fino a quel momento si mettevano in scena le rappresentazioni profane. Mentre quelle religiose erano fatte nei cortili o nei sagrati delle Chiese.

Il pavimento in terra battuta, era occupato da un piccolo palco: non oltre 15 metri di larghezza per 7 di profondità negli edifici più grandi. Il palco era circondato su tre lati dagli spettatori che interagivano con gli attori gridando loro consigli e battute ed era protetto da un baldacchino: una semplice tenda faceva da quinta.

La platea poteva ospitare dalle 400 alle 700 persone in piedi. Tutto intorno si innalzava la struttura del teatro in legno: tre piani di gallerie coperte riservate ai benestanti e culminanti da un lato in una torretta con l’insegna del teatro. In tutto un teatro pubblico di Londra a fine ‘500 poteva accogliere circa 2mila spettatori paganti.

All’interno non c’era alcuna infrastruttura: non c’erano toilette e non esistevano bar. In compenso dalle taverne limitrofe arrivavano birra e cibo in abbondanza, alimentando la sensazione di caos. Il che rendeva complesso anche per gli attori lavorare. Gli archeologi hanno trovato resti di ostriche in platea, semi di anguria e zucca, di frutta fresca e secca. Altro che i nostri pop corn!  E c’era anche chi fumava perché sono state rinvenute alcune pipe, segno che il tabacco portato dall’America un secolo si era rapidamente diffuso in Inghilterra.

Qui un modellino che volendo potere replicare in casa con i vostri bambini o a scuola con gli studenti.globe theatre (2).jpg

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