Tre esempi per spiegare ai bambini cos’è il multiculturalismo

ASIAN SPIRIT, Erica Johnson, 1st.JPG

Insegnamo, ve ne prego, il valore del multiculturalismo ai nostri figli. Agli studenti. Ai lettori. Agli amici. Mi sono chiesta, bene, ma in concreto come lo spiego? Ho immaginato tre esempi pratici da cui partire. Che voi, se volete, potete integrare, contestare… insomma, lo sapete.

Primo esempio: che ore sono?

E’ merito della  Babilonia multiculturale del VI secolo a.C. se oggi sappiamo guardare gli orologi. Sì, proprio così. Merito di quella Babilonia lontana, popolata da 200.000 anime e governata da un re con un nome difficile da pronunciare: Nabucodonosor II. Quella della torre di Babele, quella biblica, ingiustamente descritta come corrotta, viziosa e chi più ne ha più ne metta. E invece è stata Babilonia a gettare le premesse culturali e scientifiche del mondo occidentale e orientale. Lì si sono formati letterati, scienziati, astronomi e matematici. Senza di loro non solo non sapremmo leggere l’orologio, ma non sapremmo nemmeno misurare gli angoli e calcolare le radici quadrate e cubiche. E soprattutto, non avremmo avviato un metodo scientifico di ragionare. In quella Babilonia tanto fondamentale per la storia del pensiero, convivevano popoli diversi provenienti da Iran, Siria, Persia, Giudea. E non è un caso: la scienza, l’arte e la letteratura, per farsi grandi hanno bisogno di ossigeno. Di tante teste, tante idee, tante suggestioni.

-Ora alzi la mano chi sa cos’è l’Erasmus. Nessuno ha fratelli grandi che hanno fatto un anno all’estero durante l’università?

Il papà di quell’anno lontano da casa – tra amici, feste ed esami in lingua straniera – è Erasmo da Rotterdam. Era uno di quelli che oggi non si trovano più: un po’ filosofo, un po’ teologo e un po’… sentite qui: umanista. Cosa vuol dire? Se vi è caduto l’occhio su un hashtag che girava per la rete che diceva #restiamoumani ecco, in parte c’entra anche questo con l’umanesimo e con Erasmo. Questo filosofo oalndese del Cinquecento infatti ha fatto suo uno dei migliori pensieri classici, latini e greci: Sono uomo e nulla di ciò che riguarda l’uomo considero estraneo a me. La frase, era di sei secoli precedente a lui: era di Terenzio  e se ci fosse stato Facebook avrebbe avuto migliaia di like. Almeno stando al successo che ha avuto nei secoli: è stata infatti così potente  da diventare il simbolo di un modo di intendere il nostro esserci sulla terra. Prima che romani, greci, italiani.. siamo umani. E quest’umanesimo, da Terenzio e Cicerone è arrivato, passando per il cristianesimo, alla Firenze rinascimentale e a Erasmo, appunto. Non solo. Quel modo di pensare ha dato vita alle città più belle, più ricche di storia e di arte, che ci sono in Italia. La bellezza italiana, ha origine anche e soprattutto da questo sentimento. Capace, come tutte le cose belle, di far germogliare pensieri positivi ovunque.

-Ultimo esempio: sul campo c’è un panino al prosciutto. A e B hanno molta fame, chi prende il panino? Chi è più forte? Chi ha più fame? Chi è più veloce? A chi si dà il pane? Che criterio adottiamo per decidere?

La questione apre scenari immensi. Ci si può concentrare su uno: insegnamo ai nostri figli che usare la ragione non è il male. Saperla usare, bene, è ciò che distingue gli uomini dalle bestie.Oggi va di moda parlare alla pancia, bene, abituiamoci a parlare ai cervelli. Creiamo la cultura dei cervelli. Non sarà social, ma almeno tiene aggregata la società, quella vera. Il Settecento è stato il secolo della ragione, riscopriamolo. Riscopriamo i suoi filosofi, il loro cosmopolitismo, i loro valori migliori. Ce n’è bisogno come dell’aria.

Quello che sta succedendo in questi mesi nel mondo è una barbarie. Quello che è successo ieri è mostruoso. Creiamo anticorpi per le nuove generazioni.

 

 

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